CARNEVALATE

Le origini della parola Carnevale sono ancora oggetto di discussioni: potrebbe derivare da Carna -aval o da carnevale (un invito a non mangiare carne), o ancora, da Carnalia (feste romane in onore di Saturno), oppure da carne-levamen o dall'espressione medievale carnem-laxare (cioè fare digiuno, astinenza). Di sicuro le origini di questa festa sono religiose.

Testimonianze storiche rivelano che le maschere fossero utilizzate dall'uomo fin dal Paleolitico, quando gli stregoni, durante riti magici e propiziatori, indossavano costumi adornati di piume e sonagli e maschere terrificanti, nell'intento di scacciare gli spiriti maligni. Ma è soprattutto nell’antica Roma, dove si svolgevano feste in onore degli dei, che possiamo ritrovare le origini del nostro Carnevale. Festeggiamenti in onore di Bacco, detti Baccanali, si svolgevano tra fiumi di vino lungo le strade della città e prevedevano già l'uso di maschere. Famosa, anche, la festa di Cerere e Proserpina, che si svolgeva di notte, in cui nobili e plebei si univano nel ritmo dei festeggiamenti.

 

Diversamente da quanto si potrebbe pensare il Carnevale in Italia ha origini molto antiche, risale a tradizioni precristiane, che si ricollegavano ai saturnali e ai lupercali, riti per la fertilità della terra.

In alcune città inizia il 26 Dicembre, in altre a Capodanno o all’Epifania, in altre ancora alla Candelora, il 2 Febbraio, termina sempre il martedì che precede il giorno delle Ceneri, che dà inizio alla Quaresima, periodo di digiuno, penitenza e purificazione che serve di preparazione alla Pasqua.

Dal Quattrocento, il Carnevale sostenne una serie di attacchi repressivi da parte dei moralizzatori dell'epoca:  giudicavano infatti troppo "pagani" i riti, i festeggiamenti, i banchetti e tutto quanto accadeva in quei giorni per le strade.

Nel tardo Medioevo il travestimento si diffuse nei carnevali delle città. In quelle sedi il mascherarsi consentiva lo scambio di ruoli, il burlarsi di figure gerarchiche, il satireggiare vizi di persone o malcostumi con quelle stesse maschere, oggi note in tutto il mondo, che sono poi assurte a simbolo di città e di debolezze umane.  La tradizione del Carnevale ha fatto in modo che ogni regione italiana vanti una propria originalità richiamando turisti e visitatori da ogni parte del mondo. I più famosi sono quelli di Viareggio e Venezia seguiti, con analoga notorietà, da quello pugliese di Putignano e da quello di Cento, nel ferrarese, gemellato col Carnevale di Rio de Janeiro

 

Abruzzo e Molise

A Lanciano (Chieti) il pupazzo chiamato Bamboccione viene portato in giro su una barella fissata ad un carretto. Il corteo é preceduto da un suonatore di tamburo e seguito da alcuni abitanti che indossano calzoni campagnoli, fazzolettoni al collo e scarponi, e alla fine viene bruciato per simboleggiare l'uccisione del Carnevale.

A Castelnuovo al Volturno (Isernia) al posto del solito pupazzo, a rappresentare il Carnevale troviamo un uomo travestito da cervo, con pelli di capra, corna, campanacci attorno al collo ed il volto annerito. Tutti gli danno la caccia sulle montagne e solo alla sera viene catturato, processato e quindi "ucciso" con un colpo di fucile. La rappresentazione, chiamata "Caccia al cervo", simboleggia il male che viene sconfitto.

 

Basilicata

L'ultima domenica di Carnevale, a Cirigliano (Matera) una sfilata di personaggi mascherati che rappresentano i dodici mesi dell'anno, guidati da Capodanno, attraversa le vie mentre tutto intorno si ode il suono del " cupa-cupa", tipico strumento lucano composto da un tamburo ed un bastone che viene sfregato dal suonatore. Giunto sulla piazza principale, il corteo, accolto da Pulcinella, inizia la rappresentazione. Capodanno, che fa da presentatore, introduce i dodici mesi che, uno dopo l'altro, avanzano cantando le proprie caratteristiche. Seguono le stagioni, impersonate da quattro ragazze che, dall'alto di una torre di cartone posta su un carro, recitano poesie.

 

Campania

Oggi il Carnevale è ricordato in varie zone della Campania con manifestazioni popolari e folkloristiche. Fra le altre, ricordiamo lo spettacolo musicale che si rifà alla canzone della "Zeza" e che ha come personaggi Pulcinella, sua moglie Zeza, la figlia Vincenzella e Don Nicola, il fidanzato di quest'ultima. La divertente storia si chiude sempre con un gran ballo all'insegna della quadriglia.

 

Emilia Romagna

A San Giovanni in Persiceto(Bologna) viene celebrato un Carnevale le cui origini risalgono al 1874, quando alcuni cittadini organizzarono il primo corso mascherato che aveva per protagonista Bertoldo, maschera che rappresenta il contadino furbo, frequentatore della corte longobarda di Re Alboino, inventata nel 1600 dallo scrittore Giulio Cesare Croce.

 

Friuli

Curiosa é la strana forma di fidanzamento che la sera del martedì grasso si svolge ad Arta (Udine). Nell'imbrunire, dall'alto di un'altura, vengono lanciati " las cidulas". piccoli dischi di legno con un foro al centro, cui viene dato fuoco e, incandescenti, tramite un bastone, fatti ruzzolare giù dal colle.

Ad ogni lancio, viene gridato il nome di una coppia di ragazzi che stanno già assieme o che si presume potrebbero fidanzarsi. Le coppie partecipano poi al ballo di Carnevale. A Muggia ( Trieste) i festeggiamenti iniziano con l'arrivo della nave ammiraglia della flotta veneziana, la Serenissima, con i suoi trenta vogatori e dieci trombettieri; il Carnevale, che raggiunge il culmine con il " Ballo della verdura", la sfilata dei carri e quella delle maschere, si conclude con la consueta uccisione del Carnevale....questa volta però annegato in mare.

 

Calabria

Il Carnevale in Calabria si svolge all'insegna dell'allegria e del buon cibo. In questo periodo infatti si uccide il maiale e si preparano gli insaccati per l'estate.

A San Nicola da Crissa (Catanzaro) questa tradizione viene riproposta in una farsa che rappresenta la morte del Carnevale (defunto per aver mangiato troppo), simboleggiato da un uomo mascherato e con la pancia ricoperta di salsicce e salami.

 

Lazio

A Roma il momento più importante delle feste carnevalesche era un tempo costituito dai Giochi del Testaccio, la cui origine sembra risalire alla metà del 1200. Nonostante l'estrema violenza di questi giochi, a causa della pericolosità e della crudeltà che veniva esercitata sugli animali, ci vollero quasi cinque secoli prima che venissero totalmente aboliti. Oggi l'antico Carnevale romano é morto. qualche tradizione tuttavia sopravvive; a Ronciglione (Viterbo) per esempio, fra le varie manifestazioni si svolge una gara di cavalli senza fantino, che si rifà all'antica corsa dei berberi.

 

 

Liguria

Anche Genova ebbe in passato il suo Carnevale, chiassoso e festoso come altrove. Si narra che nei portici che si appellavano di Sotto Ripa, i genovesi tenevano buona provvista di bucce di agrumi e ne percuotevano il capo ai mercanti, che per di là si recavano ai loro uffici. Ora, anche in Liguria il Carnevale é confinato ai centri di provincia, come Ameglia. Qui é caratterizzato da una rappresentazione chiamata " l'omo ar Bozzo" che si ricollega ad un'antica usanza.

 

Lombardia

Anche in  questa regione il Carnevale fu sempre celebrato solennemente con mascherate, balli e feste sontuose, che duravano addirittura sei o sette settimane. Un tempo le feste si tenevano di fronte al Duomo; varie erano le mascherate, occasione per i nobili di confondersi con il popolo e per il popolo di prendere in giro gli odiati oppressori. Ora il Carnevale lombardo sopravvive a Bagolino (Brescia), dove rappresenta soprattutto una occasione per suonare e ballare

 

Marche

Nelle Marche il Carnevale più famoso é quello che si svolge a Fano (Pesaro), di cui si hanno due edizioni: una invernale ed una estiva; quest'ultima, ovviamente per divertire soprattutto i turisti.

Un pupo, che ogni anno rappresenta un personaggio particolarmente in vista del momento, apre il corteo di carri allegorici, sempre sfarzosi e ricchi di elaborati congegni meccanici. Altre iniziative accompagnano lo svolgimento delle feste, come l'albero della cuccagna, la corsa in maschera delle carriole e il lancio dei dolciumi durante la sfilata.

 

Piemonte

Il Carnevale più celebre del Piemonte è quello di Ivrea, caratterizzato dalla cosiddetta "Battaglia delle arance". Lo scontro avviene fra le compagnie degli " aranceri" che si collocano sopra carri trainati da due o quattro cavalli e, dai "guerrieri a piedi", raggruppate sotto le insegne di " Asso di picche" e " Testa di moro"; ben presto tutti gli spettatori vengono coinvolti e si lanciano l'uno contro l'altro tonnellate di agrumi. Questa manifestazione vuole commemorare un fatto leggendario accaduto nel Medioevo. Regina della festa è la “ mugnaia”, eroina e simbolo di libertà, che deriva da un personaggio veramente esistito. Sembra, infatti, che durante il Medioevo sia vissuta una coraggiosa fanciulla, figlia di un mugnaio che si ribellò al tiranno che governava la città e lo uccise. La rivolta popolare che ebbe inizio dal suo gesto, viene ricordata ancora oggi proprio con questa “ battaglia” che però insanguina le strade solo di succo di arancia.

 

Puglia

Un altro Carnevale famoso è quello di Putignano, piccolo centro pugliese. Le sue origini risalgono a tempi lontani e presenta riti popolari antichissimi che si accompagnano alle tradizionali sfilate di carri. Dà inizio al Carnevale la Festa delle Propaggini che ha luogo il 26 Dicembre, con strofe e versi umoristici e satirici, dedicati a particolari personaggi e a fatti accaduti in città. Il Martedì Grasso si può assistere al funerale di re Carnevale: il suo feretro, accompagnato dalla moglie e da donne che piangono e urlano, sfila attraverso le strade della città, e, al termine della processione, viene dato fuoco ad un fantoccio che lo rappresenta.

 

Sardegna

Il Carnevale sardo é caratterizzato dai " mamuthones", una delle tradizioni più popolari e antiche della regione. Il travestimento comprende " sa mastruca", un giaccone senza maniche e di montone nero rovesciato; " su mucadore ' e tibet", un fazzoletto nero che viene avvolto attorno al capo, " sa biséra", una maschera di legno con un'espressione tragica. Sulle spalle ogni mamuthone porta dei campanacci legati da corde di cuoio e attorno al collo una collana formata da piccoli sonagli.

Si muove a passi pesanti, come se i piedi fossero oppressi da catene; ogni passo é accompagnato dal rumore dei campanacci e dei sonagli. I mamuthones si dividono in sei coppie e sono accompagnati dagli " isaccadores", giovani senza maschera che, per contrasto, si muovono con agilità e grazia. Indossano pantaloni neri, camicia bianca e corpetto rosso, berretta con nastri colorati ed uno scialle di seta attorno ai fianchi. Hanno con sé la "soca", la fune che un tempo serviva per catturare gli animali e che ora usano invece per prendere al laccio qualcuno tra il pubblico che, per penitenza, paga da bere.

 

Toscana

A Firenze, il carnevale,  era rappresentato anticamente dai trionfi e dai canti carnascialeschi. Oggi invece vive soprattutto a Viareggio, il cui primo Carnevale risale al 1873, quando un gruppo di abitanti organizzò per scherzo una sfilata di carri agricoli trainati da buoi con sopra persone che lanciavano coriandoli e palline di gesso colorate. Si trattava di un Carnevale "povero", realizzato con pochi mezzi, i costumi rimediati, fatti in casa, con quello che c'era.

In seguito i carri vennero arricchiti e le persone sostituite da maschere. Nel 1922 le maschere cominciarono ad essere costruite in cartapesta e i carri ad essere realizzati con l'aggiunta di strutture meccaniche, destinate in seguito a divenire sempre più complicate. Fra i carri celebri, ancora oggi é ricordato quello chiamato il “Tonin di Burio”. Ogni anno nuove idee, invenzioni e creazioni rinnovano il celebre Carnevale viareggino, che si apre con la tipica maschera di Re Burlamacco e prosegue poi con quattro sfilate; il grande corso mascherato di apertura, il corso dell'eurovisione, il corso della fantasia e il corso notturno conclusivo. Per la realizzazione dei carri, vere opere artistiche, i maestri carristi si mettono all'opera con molti mesi di anticipo.

 

 

 

Sicilia

In giro per i paesi viene portato il Nannu,ossia il fantoccio raffigurante il Carnevale morente.

Nei vicoli della vecchia Palermo il giorno di martedì grasso, il Nannu (un pupo vestito con abiti vecchi e stracciati, pipa in bocca e coppola sul capo) viene posto davanti alla porta delle case ed esposto agli scherzi dei bambini.

A volte, accanto al Nannu, c'é la Nanna, sua moglie, vestita di una vecchia sottana e con un fazzolettone in testa. Alla sera i pupazzi verranno bruciati. A Mezzojuso (Palermo) ha luogo una rievocazione storica che affonda le sue radici nel 1412; "il Mastro di Campo", una pantomima con canti e balli. Durante la rappresentazione, una banda di briganti, il "fafòro", si aggira fra gli spettatori cercando di prenderne in ostaggio qualcuno per trascinarlo in osteria e costringerlo a pagare da bere alla compagnia.

 

Valle d’Aosta

Le due maschere tradizionali sono il Toc e la Tocca, che indossano abiti da montanari. Durante i giorni di festa, le maschere bussano di porta in porta, improvvisando canti e danze e ricevendo in cambio offerte di denaro, oppure qualcosa da mangiare, per esempio le bugie, dolci tradizionali del Carnevale. Molti portano sul viso maschere di legno scolpite dagli artigiani del paese, conosciuti in tutta Italia per la loro abilità.

 

Veneto

Venezia ospita certamente il Carnevale più famoso del nostro paese, e durante tutto il periodo le piazze, le calli e i campielli della città lagunare, si riempiono di maschere e turisti di ogni parte del mondo, che assistono alle sfilate e agli spettacoli organizzati ogni anno.

Le origini del Carnevale veneziano risalgono al X secolo, attraverso le cronache storiche sappiamo che il giorno di Giovedì Grasso si ricordava la vittoria del Doge Vitale Michiel sul patriarca di Aquileia, Ulrico, avvenuta nel 1162. Per ricordare la sconfitta subita, ogni anno i successori del Patriarca dovevano inviare al Doge un certo numero di maiali che venivano uccisi e la loro carne era distribuita tra i nobili, il clero e il popolo. Gli spettacoli continuavano con giocolieri e saltimbanchi, fuochi di artificio e il Volo dell’Angelo, detto anche della Colombina, fatto da un acrobata che saliva lungo una fune fino alla loggia del campanile di S.Marco, per poi tornare a terra con un mazzo di fiori da offrire al Doge.

Allora come oggi, il costume che simboleggiava il Carnevale era la “bautta” formato da un mantello, detto tabarro, una cappa di merletto ed un cappuccio di seta nera. Sul capo uno strano cappello a tricorno e sul viso una maschera bianca che garantiva l’incognito.

L’originalità del Carnevale di Venezia è proprio nelle sue maschere. Infatti, oltre alla “bautta”, i veneziani hanno creato dei costumi preziosi e particolarissimi che fondono insieme lo stile e il gusto di tre diverse epoche storiche: il medioevo, il rinascimento e il settecento. Il risultato sono splendidi abiti di lucida seta color oro, nero o argento completati da mantelli di merletto e parrucche e, naturalmente, da una maschera che nasconde il viso, così che ognuno ancora oggi, come tanti secoli fa, si senta libero di ballare e divertirsi, certo di non essere riconosciuto.

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