PASQUA A NOCERA TERINESE (CZ): LA PURIFICAZIONE DEL SANGUE DEI VATTIENTI

In tutto il mondo cristiano La Settimana Santa viene celebrata con profondi sentimenti di fede, che a volte danno vita a riti misteriosi che suscitano emozioni forti, nel rievocare la condanna e messa a morte di un innocente, l’estremo sacrificio di Gesù Cristo morto per la nostra salvezza.

 

A Nocera Terinese (Catanzaro), l’intero paese partecipa con fede religiosa, il giorno del Sabato Santo al rito dei vattienti, uomini qualunque che durante la processione della Madonna Addolorata, scelgono di configurarsi come il Cristo, flagellandosi pubblicamente, con tanto di corona di spine posta sul capo.

 

Il vattiente si percuote le gambe con il cardo, cioè un pezzo di sughero con tredici pezzi di vetri o chiodi, e il sangue che fuoriesce dalle ferite viene imbevuto nella rosa, un pezzo di sughero levigato, per lasciare l’impronta sulle case di coloro che escono sull’uscio cercando di disinfettare le ferite del vattiente con del vino bollito insieme a erbe aromatiche.

 

Insieme al vattiente c’è un’altra figura, l’acciomu (parola dialettale che deriva dal latino Ecce Homo) solitamente impersonata da un ragazzo vestito con un drappo rosso, a rappresentare Gesù dopo la flagellazione, quando fu deriso, vestito come il “Re dei Giudei” con una corona di spine e il mantello sulle spalle. Alla fine della rappresentazione e nei giorni successivi, il sangue del vattiente misto al vino, resta sui muri e sulle strade del paese finché non sarà la pioggia a cancellarne le tracce.

 

Numerose ipotesi sono state avanzate circa l’esistenza di questo particolare rito religioso: si pensa che tragga origine da religioni precristiane orientali, con le offerte di sacrifici umani per placare l’ira di dei assetati di sangue, tali usanze sono arrivate in seguito nell’Antica Grecia e a Roma con i cruenti festeggiamenti in onore della misteriosa dea Cibele; altri sostengono che l’origine, assolutamente cristiana, sia nata nel Medioevo, con le manifestazione di pentimento e punizione dei flagellanti.

 

Molte le domande e le perplessità che una manifestazione di fede così forte e passionale può suscitare, e forse si può dare risposta solo assistendo di persona al sacrificio dei vattienti, alla fede che li spinge ad un simile dono di sé, all’entusiasmo che li anima.

 

Per conoscere la storia del rito clicca qui

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