NEAPOLIS, LA CITTA' NATA DALLE PROPRIE VISCERE

Nel sottosuolo di Napoli si cela un labirinto di cunicoli, cisterne e cavità che formano una vera e propria città che ricalca, in negativo, la città di superficie. Queste cavità, se ne contano almeno 700, hanno avuto nel tempo diverse destinazioni: sono state utilizzate come rifugi durante le guerre mondiali o come luoghi segreti di aggregazione.
 

La città sotterranea si estende sotto tutto il centro storico, ad essa sono legati miti e leggende ancora oggi vivi nell'immaginario collettivo dei napoletani.

 


Il sottosuolo di Napoli affascina ed impressiona per l'imponenza delle cavità, e quindi degli spazi, e per il dedalo di cunicoli che si intersecano per diversi chilometri sotto le strade ed i palazzi.
 

Nelle cavità molto profonde con pochi scambi con l'esterno, come quelle sotto via Chiaia e via Toledo, la temperatura si mantiene costante per tutto l'anno e si aggira intorno ai 17°C. L'umidità è elevata e presenta valori intorno al 90%.

 

Storia - L'esistenza di Napoli sotterranea è legata alla conformazione morfologica e geologica del territorio partenopeo, composto da roccia tufacea che ha caratteristiche di leggerezza, friabilità e stabilità del tutto particolari. 

 

Le prime trasformazioni della morfologia del territorio sono avvenute ad opera dei Greci a partire dal 470 a.C.. Tali trasformazioni sono state dettate da esigenze di approvvigionamento idrico, che ha portato alla creazione di cisterne sotterranee adibite alla raccolta di acque piovane, e dalla necessità di recuperare materiale da costruzione per erigere gli edifici di Neapolis.

 

Così man mano che Napoli cresceva si andava formando in profondità un'immagine speculare della città.

 

I romani dettero un forte impulso allo sviluppo della Napoli sotterranea, non solo perchè continuarono l’opera di scavo per ricavare il materiale da costruzione, ma collegarono le varie cave con cunicoli, tunnel e canali per convogliarvi le acque del Serino, una fonte a 70 Km da Napoli, e trasformarle così in cisterne. In questo modo da ogni casa, tramite un pozzo, si poteva accedere alla cisterna sottostante e approvvigionarsi d’acqua.

 

Accresciuto ed ampliato nei secoli successivi, il sistema creato dai romani fu usato da tutta la città per l’approvvigionamento idrico, fino a quando nel Seicento si cominciò a costruire un nuovo acquedotto parallelo: così lentamente le cisterne andarono svuotandosi, avendo perso la loro funzione originaria, anche se una parte del sistema rimase in funzione fino ai primi del Novecento, quando fu definitivamente abbandonato.

 

Durante il dominio romano l'esistente acquedotto fu ampliato e perfezionato, ma con l'avvento degli Angioini, nel 1266, la città conobbe una grande espansione urbanistica cui, ovviamente, corrispose un incremento dell'estrazione del tufo dal sottosuolo per la costruzione dei nuovi edifici confermando una caratteristica di Napoli: quella di essere stata generata dalle proprie viscere.

 

L'ultimo intervento sul sottosuolo risale alla seconda guerra mondiale, quando per offrire rifugi sicuri alla popolazione si decise di adattare le strutture dell'antico acquedotto alle esigenze dei cittadini. Furono allestiti in tutta Napoli 369 ricoveri in grotta e 247 ricoveri anticrollo. Un elenco ufficiale del Ministero degli Interni del 1939 annoverava 616 indirizzi che portavano nei 436 ricoveri suddetti, alcuni dei quali con più di un accesso.

 

Finita la guerra, a causa della mancanza di mezzi di trasporto, quasi tutte le macerie furono scaricate nel sottosuolo, quasi a voler seppellire con esse, anche tutti i ricordi di quel triste periodo. Fino alla fine degli anni '60 non si è più parlato del sottosuolo, anche se molti continuavano ad utilizzare i pozzi come discariche.

 

Dal 1968, però, cominciarono a verificarsi alcuni dissesti dovuti essenzialmente a rotture di fogne o a perdite del nuovo acquedotto. Tali dissesti, per la presenza del vasto sottosuolo cavo, si palesavano con grosse voragini.

 

Sono stati necessari circa 20 anni di scavi e di bonifiche, ma non solo. Grazie anche all'impegno di gruppi di volontari che si calavano nelle viscere di Napoli per riportare alla luce questo importante reperto storico, oggi è possibile conoscere una pagina inedita della storia di Napoli, un vero e proprio museo del sottosuolo.

 

Esistono diversi punti di accesso alla Napoli sotterranea. Varie associazioni cittadine si occupano da alcuni decenni di riqualificare e di rivalutare questo patrimonio di immenso valore che Napoli serba nel suo ventre. Attraverso queste associazioni è possibile effettuare visite guidate.

 

Scendendo nelle cavità si potranno ammirare le vecchie cisterne dell'acquedotto del Carmignano e si potranno rivivere le sensazioni di chi vi trovò rifugio.

 

Sulle mura sono state scritte pagine di storia: riferimenti alle personalità dell’epoca, date, informazioni e soprattutto i pensieri di coloro che, costretti a rifugiarsi nelle caverne per proteggersi dai bombardamenti, esternavano così il loro stato d’animo.

 

La leggenda del "Monaciello" - Ogni abitazione, nella città di Napoli, poteva attingere acqua dalla cisterna sottostante tramite un pozzo al quale aveva accesso il "pozzaro". Era, costui, un personaggio che offriva dietro compenso i propri servigi muovendosi con destrezza in questi antri camminando lungo stretti cunicoli e arrampicandosi su per i pozzi grazie a dei fori praticati a distanza più o meno regolare.

 

I pozzari, veri signori del mondo sotterraneo, avevano libero accesso a tutte le case mediante i pozzi e hanno dato origine ad aneddoti e leggende ancora vive nell'immaginario napoletano come quella dei "monacielli", spiriti benevoli o maligni che si occupavano più della padrona di casa che della rete idrica, ed usavano le vie sotterranee che conoscevano bene, per sparire o apparire, sotto il mantello da lavoro che, nella penombra, somigliava appunto al saio di un monaco.

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