IL MOSTRA A COMO LA BELLE EPOQUE DI GIOVANNI BOLDINI

Ecco un suggerimento per una meta “fuori porta”, che porta alla ribalta uno dei periodi storici più esaltati e, per certi versi, esaltanti noto come Belle Epoque.

 

All'alba del Ventesimo secolo già impazzava da tempo quell'euforia di frivola mondanità estrema fatta di mode e vizi, di eccessi e bellezze esuberanti, di locali à la page, di giochi di seduzione e ambiguità di costumi.

 

E se c'è stato un artista che saputo immortalare questo spirito edonista della Belle Epoque è stato Giovanni Boldini, il ferrarese parigino, il parisien per eccellenza, quintessenza del peintre mondain, che dopo aver metabolizzato la tradizione potente della sua Ferrara rinascimentale, il colorismo veneto e la rivoluzione della macchia, ha scelto di asservirsi alla febbre contagiosa dell'alta società, inseguendo da vicino e in presa diretta la febbricitante modernità di Parigi, dove ha vissuto per oltre trent'anni e dove morirà nel 1931, a 89 anni.

 

Ed è così che lo racconta la bella mostra "Boldini e la Belle Epoque" che fino al 24 luglio viene ospitata nelle sale della settecentesca Villa Olmo di Como (Via Cantoni, 1), curata da Sergio Gaddi e Tiziano Panconi.

 

Il percorso di ben centoventi opere, punta a rievocare tutto l'estro di Boldini, spigliato e spudorato inventore di una pittura dal fascino immediato, vezzosa e charmant quanto le seducenti donne che amava ritrarre, ma anche di sintetizzare l'anima di un'epoca consumatasi tra gli ultimi venti anni dell'Ottocento e lo scoppio della prima guerra mondiale, tra la fine della guerra franco-prussiana e l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo.


Così, accanto alle sessanta opere di Boldini, tutte infestate di un'enfasi estetizzante, fatta di convulsa immediatezza e rapidità dei tocchi pittorici, a decantare una morbidezza sinuosa delle silhouette, sfilano altrettanti lavori di artisti che hanno interpretato questa epopea. Il pugliese di Barletta Giuseppe De Nittis, le cui donne popolano ippodromi e teatri con mise impeccabili, il veneto Federico Zandomeneghi, che si conquista una fama come cantore di un nuova tipologia femminile, della figura di giovane donna che ride, con tanto di bei denti in bella mostra, il livornese Vittorio Corcos, audace e spavaldo, che decanta una immagine femminile ritenuta addirittura inquietante per la sua estrema modernità.

"La Belle Epoque  -  commenta il curatore Panconi - fu soprattutto il tempo di De Nittis, di Corcos, di La Gandara, di Stevens, di Tissot, di Sargent, di Helleu, di Whistler, di Beraud, di De Jonghee e, sopra ogni altro, di Boldini, geniale capostipite di questa generazione di pittori cosiddetti a' la mode giunto a Parigi proprio nel 1871, dando origine all'irresistibile stile Boldini".


Uno stile che è fatto, per dirla con Gaddi di "velocità guizzante di una pennellata inconfondibile, che esprime la bellezza e la gioia di vivere". Come esprimono perfettamente i capolavori "Mademoiselle De Nemidoff" (1908), il ritratto dell'amante "Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto", "Nudo di giovane donna semisdraiata" (1863), "Femme au gants" (1888), e "Ritratto di Emiliana Concha de Ossa" (1901).


Il bello della mostra sta tutto nel restituire attraverso soggetti, atmosfere, scenari e psicologie, l'essenza della Belle Epoque fatta di "letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot che si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile  -  racconta l’altro curatore della mostra, Sergio Gaddi - Parigi è il teatro privilegiato delle esperienze culturali internazionali, ma il fenomeno si allarga alle capitali europee e negli eleganti ambienti delle città italiane, con Milano, Venezia, Napoli e Firenze in primo piano. Sono gli anni nei quali lo sviluppo della tecnologia rivoluziona i modi di vivere, creando una prosperità e un benessere individuale prima sconosciuti. Cambiano i costumi e si impone la forza di attrazione sensuale della donna, consapevole di un fascino non più solo domestico che cresce di pari passo al suo ruolo sociale. L'immensa popolarità di Boldini arriva fino in America, ed i suoi modi aristocratici, la vocazione per la mondanità, il numero altissimo di liason galanti e la frequentazione di ambienti borghesi ne fanno un punto di riferimento per un significativo gruppo di artisti".

Salvatore Gurrisi


 

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