IN VAL VIGEZZO (VERBANIA) UN MUSEO PER RACCONTARE LA STORIA DEGLI SPAZZACAMINI

Museo
La sede del Museo dello Spazzacamino

Il Museo dello Spazzacamino, unico nel suo genere e tra i più insoliti d'Europa, ha sede a Santa Maria Maggiore, in Valle Vigezzo (Verbania). E' situato nel centro del paese, in quello che fu l'antico lavatoio nel parco della Villa Antonia.

 

E' stato creato ed inaugurato nell'agosto del 1983 su iniziativa dell'Associazione Nazionale Spazzacamini, sorta nel 1970 con la finalità di conservare e valorizzare il patrimonio storico e culturale legato alla vita e alla figura dello spazzacamino.

 

Il Museo è stato ristrutturato e ampliato. La nuova struttura, inaugurata nell’Aprile del 2005, presenta una parte espositiva a piano terra, mentre al piano superiore è stato allestito un percorso interattivo che coinvolge il pubblico in una visita multisensoriale.

Al piano terreno sono esposti gli attrezzi del mestiere, quei pochi semplici arnesi che caricati sulla bicicletta lo spazzacamino portava con sé nelle peregrinazioni stagionali: la raspa ricavata da una vecchia zappa; il "brischetin" o scopino; il "riccio" (a destra), il tipico attrezzo per raspare le canne fumarie quando il bambino non poteva entrare a pulire a mano, realizzato con lame di ferro disposte a raggiera ottenute dalle molle degli orologi; la "squareta" cioè la canna con in cima il riccio da utilizzare nei camini più alti; la "caparuza" una sorta di passamontagna che si calava sul viso per non respirare troppa fuliggine.

 

Sono inoltre raccolte vecchie fotografie, pubblicazioni e testimonianze varie di questa dura esperienza che ha segnato per secoli la vita di valli povere quali la Vigezzo e la Cannobina e di altre zone d'Italia come la Valle Mosso, dell'Orco, d'Aosta, di Non e di Lanzo. L'antichissima figura dello spazzacamino nasce infatti a causa dell'estrema povertà di popolazioni che per poter sopravvivere non avevano altra scelta che l'emigrazione.

 

La molla che faceva scattare questo fenomeno era infatti la scarsità dei prodotti della terra di appartenenza come testimonia anche un detto comune alle valli Vigezzo e Cannobina che recita "Qui da noi il terreno è grasso, via la neve resta il sasso".

L'emigrazione vigezzina risale a tempi lontanissimi, al 1300, e, con il 1600, raggiunge terre lontane quali Germania, Olanda e soprattutto la Francia. Quasi tutti gli emigranti iniziano come spazzacamini e tentano di fare fortuna anche come mercanti ambulanti vendendo chincaglierie, filati, pizzi, pugnali, cristalli ed anche oggetti di valore.

 

Alcuni grazie all'intraprendenza riescono a conseguire posizioni sociali più dignitose e a raggiungere livelli di alto prestigio specialmente presso la corte dei re di Francia. Esemplari sono le vicende dei Cioja, dei Borgnis, dei Guglielmazzi che divennero banchieri e mercanti di stoffe, oggetti preziosi, gioielli, o di Giovan Battista Mellerio che fondò una catena di gioiellerie che fu fornitrice della regina Maria Antonietta e che più tardi annoverò tra i suoi clienti anche Giuseppina Bonaparte e Luigi Filippo, o dei De Zanna di Zornasco che, nel 1839, brevettarono per sua Maestà Asburgica il calorifero ad aria calda, o dei Mattei di Albogno che la tradizione vuole inventori del tabacco Rapè.

 

Innumerevoli altre avventure di spazzacamini ci sono state tramandate, come quella accaduta ad un piccolo "bariscin" (che significava bambino nel linguaggio segreto che gli spazzacamini utilizzavano tra loro per non essere compresi dagli altri) che nel 1612 al Louvre sventò una congiura ai danni di Luigi XIII ottenendo in cambio della lealtà dimostrata la protezione per tutti i compatrioti vigezzini pressati da tasse esorbitanti ed un decreto che consentiva il libero commercio ai "pauvres rammoneurs du pays de Lombardie" come risultava dal documento.

 

Il fenomeno migratorio giunge all'apice soprattutto nel secolo scorso, quando nel 1837 gli "assenti" in Valle Vigezzo sono 964 su 5377 abitanti, dei quali oltre 500 sono spazzacamini e fumisti.


Il fatto che colpisce maggiormente è che in questa vicenda furono coinvolti soprattutto i bambini dando origine ad un vero esodo-sfruttamento infantile che continuò fino agli anni '20/'30 del nostro secolo. Molti di loro erano giovanissimi, di 6-7 anni e venivano "affittati" dal "padrone", generalmente un vecchio "rusca" (così veniva definito in gergo lo spazzacamino) senza scrupoli, per trascorrere tra privazioni e sofferenze la stagione invernale nelle pianure del Piemonte e della Lombardia. Le prime opere assistenziali per questi bambini che vivevano in condizioni penose risalgono al 1869 quando viene istituito a Milano da signori svizzeri e tedeschi il "Patronato degli spazzacamini". Tra i benefattori che si adoperarono in questa iniziativa vi fu anche l'editore Hoepli.

 

Esauritasi l'esistenza del Patronato, per ragioni non del tutto chiare, a Milano, a partire dal 1882, ad occuparsi dei piccoli spazzacamini saranno delle religiose e l'Arcivescovo della città Calabiana che incarica della loro assistenza un sacerdote, Don Achille Ratti, futuro Pio XI. Nel museo è conservata la benedizione apostolica che, nel 1927, Pio XI impartì ai rusca "Ricordando il tempo quando ci era dato occuparci personalmente dei sempre a Noi cari spazzacamini di Milano". Anche uomini politici come Filippo Turati e Francesco Beltrami si interessarono del fenomeno denunciando lo sfruttamento bestiale dei bimbi, ma non indicando una soluzione possibile al problema.

 

Il fenomeno si esaurì negli anni '40 quando la diffusione dei caloriferi rese superfluo l'uso dei camini. Così le ultime partenze di bambini della Valle Vigezzo risalgono alla fine degli anni '30 e furono in numero piuttosto esiguo. Anche i rusca adulti vanno via via scomparendo intorno agli anni '60.

 

Anita Hofer (Associazione Nazionale Spazzacamini)

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