MUSEO DI SAN MICHELE ALL'ADIGE: ALLA SCOPERTA DELLA CIVILTA' CONTADINA TRENTINA

“Un museo etnografico è il baule del nonno, è uno scrigno di memorie condivise, è uno scatolone in muratura che contiene, disposte in qualche ordine, le testimonianze materiali e qualche volta non-materiali degli usi e dei costumi di un popolo e di un territorio”.

 

Così si presenta il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina fondato nel 1968 da Giuseppe Šebesta nei locali dell’antica Prepositura Agostiniana di San Michele all’Adige, diventato ben presto uno dei più importanti musei regionali italiani di tradizioni popolari. Un viaggio a ritroso per riscoprire gli strumenti dell’antica civiltà contadina ed il loro utilizzo come lo staio, la brenta, la zangola.

La documentazione del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina ricorda che lo staio (chiamato nel Trentino anche star, stèr, staro) è un mastello basso a doghe, dalla forma troncoconica. Solitamente dal fondo si dipartiva un’asticella di ferro che, all’altezza del bordo superiore, si univa a una traversina piatta, sempre in ferro, che fungeva da impugnatura. Altre volte, invece, il manico era costituito da una doga più lunga.

 

Lo staio era il contenitore più usato per misurare farina e granaglie varie tanto da diventare unità di misura. Lo staio ed i suoi sottomultipli – il mezzo, il quarto, il sedicesimo, il ventiquattresimo – erano misure di capacità, il cui valore tuttavia poteva variare, da zona a zona, da un minimo di 7-8 litri ad un massimo di 20-26 litri circa. Lo staio, talora marchiato da sigilli ufficiali, era sempre soggetto a controlli.

La brenta è un recipiente a doghe di forma troncoconica irregolare, che un tempo si usava nel vigneto per pigiare con l’ammostatoio l’uva appena raccolta. Si rompevano così gli acini e fuoriusciva il mosto. L’uva pigiata era poi versata nel grande tino di raccolta posto sul carro vendemmiale per il trasporto alla cantina.

 

La brenta si portava sulle spalle per mezzo di due cinghie ed il contadino ne versava il contenuto piegando la schiena in avanti o di lato. Veniva usata anche come unità di misura per il vino e corrispondeva a circa 55 litri.

Infine, la zangola è lo strumento che si usava per fare il burro sbattendo la panna affiorata dal latte. La più usata nelle malghe e nei caseifici era la cosiddetta zangola rotatoria o a botte, costituita da un recipiente a forma di botte sorretto da un robusto cavalletto. Il fondo, che serviva anche da coperchio, era fissato con viti snodate incernierate.

 

Il burro era prodotto facendo ruotare la zangola intorno ad un asse orizzontale per mezzo di una manovella. Una volta estratto dalla zangola, il burro viene lavato in acqua fresca, impastato con cura ed infine confezionato in panetti con gli appositi stampi.

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