TUTTE LE DONNE DI CARLIN PETRINI

6400 partecipanti provenienti da 161 paesi e oltre 4400 delegati hanno decretato il successo della quarta edizione di Terra Madre, evento del Salone del Gusto di Torino già all’ottavo anno.

 

Creatura di Carlo Petrini, il visionario ideatore del progetto internazionale Slow Food, Terra Madre ne è diventata il principio attivo, la rete di collegamento tra contadini, pescatori, artigiani, produttori, cuochi, educatori, tutti in sintonia con una visione olistica dell’agricoltura.

 

Dal 2004 Terra Madre - il nome fa riferimento alla dea dell’agricoltura Pachamama, letteralmente Madre Terra, venerata dagli Inca e da milioni di agricoltori nel mondo - organizza ogni due anni laboratori, incontri, conferenze, feste e musica per fertilizzare il progetto in tutte le possibili ramificazioni.

 

Ma in primo luogo realizza attraverso l’ospitalità nelle loro case che i contadini del piemonte offrono agli invitati, provenienti anche da molto lontano, un confronto diretto sui modi di coltivazione degli orti, la cura dei campi, la commercializzazione dei prodotti che non possono arrivare alla grande distribuzione. Scambi che spesso avvengono a gesti perché non si parla la stessa lingua, “dettaglio” che non ha ostacolato nuove grandi amicizie.

 

La diversità è il primo degli elementi che armonizza tutti gli altri. L’insieme delle azioni o micro-azioni su scala locale può avere importanti ripercussioni a livello globale, se inscritto in una rete: la località proiettata verso la massima apertura.

 

Un insieme di passi lenti. La pazienza della vita nelle comunità rurali del cibo che ha che fare con la trasmissione della memoria, abitare, costruire, comunicare, ingredienti che mancano nella quotidianità e che hanno reso il nostro rapporto col cibo ansioso e distaccato, passivo, povero. Il food sta ritornando il cibo, il mangiare. E come sottolinea Carlo Petrini nel suo libro “Terra Madre” “…non dobbiamo farci mangiare dal cibo mangiando le risorse della terra e quindi la possibilità di rinnovarsi”.

 

La prospettiva del rispetto dell’economia rurale ha a che fare proprio con la sacralità del mangiare, il rispetto dell’ambiente e la cultura della convivialità; relegata per troppo tempo nella nicchia di arretratezza e marginalità economica, l’immagine anacronistica del contadino cambia verso una dignità risignificata, moderna.

 

L’agricoltura intensiva ha allontanato dalla terra milioni di donne che erano alla base della stessa sussistenza, e la terra è Madre soprattutto perché lavorata dalle mani delle donne: espellere le donne dal processo produttivo è un crimine, come sottolinea lo stesso Carlo Petrini, le nuove tecnologie sono necessarie ma al servizio della sostenibilità e della valorizzazione del lavoro di donne e uomini che mettono al servizio della scienza moderna i saperi tradizionali. La nostra memoria che progetta il futuro.

 

Mentre in alcune aree della terra mangiare è un dato scontato in altre è una drammatica questione di sopravvivenza: l’agricoltura della cultura e dell’impegno non deve più essere vista in opposizione al sapere della gastronomia e del gusto.

 

Il piacere non è élitario ed è fatto di misura anziché di eccessi o snobismi, un’indicazione lucida per riflettere sulla crisi e per fare del meno un vantaggio che possiamo ottenere subito. Basta volerlo.

 Alessandra Rito

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